giovedì 29 maggio 2008

che bel "giovinetto"


Tra i reperti archeologici ritrovati sull’isola di Mozia ,spicca la statua del celebre “giovinetto di Mozia”del v secolo a.C rivenuta nel 1979.
È una statua di marmo a grandezza naturale.Mancano le braccia, ma una mano è rimasta appoggiata al fianco e l’altro braccio era alzato a tenere qualche oggetto la gamba destra protesa in avanti e la testa lievemente inclinata e incrociata da fitti riccioli.
La tunica , attillatissima , è a pieghe fitte che cadono morbide sul corpo.
La fascia sul petto fa pensare che fosse mobile, forse un Auriga, un magistrato.
Manuel

mercoledì 28 maggio 2008

FAVIGNANA IERI E....





Sapete cosa vuol dire “Favignana”?
L’attuale nome dell’isola viene dal vento “Favonio”, lo scirocco che spesso soffia nell’isola.
Se ci venite a trovare quest’estate, ve ne accorgerete!!!
Nel passato, però, l’isola aveva altri nomi. Il grande poeta greco Omero chiamava Favignana la “CAPRAIA”cioè, “isola delle capre nell’Odissea, infatti Omero la descrive così: Un’isola piatta davanti al porto si stende, boscosa e vi nascono capre infinite, libere…”
I Romani la chiamavano “AEGUSA”, dal nome di una ninfa dei boschi , secondo la leggenda abitava nell’isola. Come si capisce l’isola ha subito, nel corso dei secoli varie dominazioni : greca , fenicia , romana , araba. L’isola fu abitata fin dal l’epoca paleolitica, così come ci dicono alcune testimonianze archeologiche . I fenici edificarono sull’isola una base strategica, cioè un porto che era necessario per la loro fiorente attività marittimo commerciale. Favignana , infatti , ebbe un ruolo molto importante nel commercio del Mediterraneo . Nelle acque di Favignana si è combattuta la battaglia finale della prima guerra punica. La spaventosa battaglia, della quale vi abbiamo già parlato (qualche “POST” fà) , causò 14.000 morti : pare che il sangue di queste vittime abbia dato il nome a Cala Rossa.
I Romani , quando si impossessarono dell’isola , incrementarono il commercio del tufo e l’attività della pesca
Più tardi gli Arabi si interessarono soprattutto della mattanza e del commercio dei tonni. Queste attività sono ancora oggi praticate e, insieme al turismo, sono delle preziose risorse economiche per la nostra isola.

sabato 24 maggio 2008

archeogroup


Quest’anno sto frequentando un corso di archeologia per la prima volta e mi piace molto .Durante le ore del corso ho costruito con l’argilla una lucerna fenicia con l’aiuto dell’insegnante.
come prima cosa mi ha dato un pezzetto d’argilla che ho cominciato a lavorare per ammorbidirlo, poi ho fatto dei “colombini” che ho avvolto a girandola mentre li incollavo premendo fino a creare la forma della lucerna con il manico.Quando sarà asciutta verrà cotta nel forno per la ceramica.

Jonas

la costruzione del mio vaso


Il mio vaso l’ho costruito il 2° giorno del corso. Ho fatto degli spaghetti (ovviamente di argilla ) per un 1° momento mi ha aiutato la prof.Marchese. La prof. Coppola mi ha dato dei consigli di come fare il vaso e io li ho seguiti.Altri spaghetti si usano x fare la base, si fa come se facessi una spirale, poi, fatta la spirale si fanno sempre altri spaghetti e si mettono come x fare un muro e poi sempre così; quando si finisce, si ‘’ lisciano con le dita ‘’ è si ottiene un vaso levigato. La prof.Coppola mi ha detto di decorarlo con un pezzetto di legno incidendo la superficie, questi incisioni sul vaso sono a foma di V al contrario così (/\). E facendo così ho ottenuto un vaso ‘’FENICIO’’ !!!!!!!!!! IDEATO DA VANESSA

come si scava sott'acqua


Nei fondali marini dell’isola di Favignana sono stati ritrovati dei Relitti e moltissime anfore e ancore. Le zone dell’isola più ricche di rinvenimenti subacquei sono: Punta Sottile, La Secca del Faraglione e tutta la costa orientale da punta San Nicola a punta Marsala. I reperti che si trovano più facilmente sono le Anfore che erano nell’antichità dei grandi contenitori da trasporto per i prodotti alimentari: olio, vino,cereali,conserve di pesce, frutta secca. Per il recupero corretto dei resti materiali giacenti sul fondo si procede stratigraficamente come nello scavo terrestre. Si deve liberare dal carico, dalla zovorra e dai frammenti delle parti superiori dello scafo, per accedere poi alla rimozione degli elementi sottostanti.

Fatto da Vito

IL corso di archeologia


Io sono Michela e frequento il corso di archeologia, durante il quale alterniamo lezioni, andiamo a fare visita nelle zone archeologiche e frequentiamo il laboratorio di ceramica. A me piace lavorare con l’argilla e io ho fatto un lavoro. Grazie alla professoressa e l’esperta, che mi hanno dato una fotocopia in cui c’era disegnata una maschera, ho provato a farla. Quando avevo in mano l’argilla non sapevo di dove cominciare, poi quando la professoressa Marchese Anna che mi ha dato delle informazioni, ci ho provato. Secondo la legenda queste maschere li mettevano nel volto dei bambini in cui facevano il sacrificio.

Michela

sabato 17 maggio 2008